Compagni bipolari, sapete bene che i cambi di stagione per noi sono abbastanza duri da affrontare.
Ogni stagione porta con sé pericoli: in primavera, soprattutto ritorni di depressione o di mania, in estate campeggia la mania, in autunno la depressione, in inverno depressione o mania.
A seconda di come ognuno è fatto e come reagisce.
Ho passato primavere terribili. La natura si risvegliava, io mi spegnevo.
Giù negli abissi, chiusa in casa, a fuggire il tepore, il sole, le risate.
Grazie ai farmaci va meglio, ma lo spettro bipolare si fa sentire. Un mese e mezzo di pioggia quasi continua non ha aiutato: è difficile trovare positività e joie de vivre.
Questo lo sappiamo noi, e lo sa chi ci vive accanto.
Strategie se siete inclini alla depressione:
- monitorare costantemente il proprio umore;
- seguire con costanza le cure e, se lo ritenete il caso, sentire il vostro psichiatra per aggiustare la terapia;
- fate sport, se potete, state all'aria aperta, anche mezz'ora al giorno allontana la depressione;
- mantenetevi in "attivazione comportamentale": andate a lavorare, cercate di vedere gli amici, non chiudetevi in casa - non scatenate un circolo vizioso - meno fate, meno fareste.
Strategie se siete inclini alla mania:
- monitorare l'umore, il livello di energia, le ore di sonno: se avete troppa energia e dormite troppo poco, valutate con lo psichiatra di prendere un sonnifero o aumentare i farmaci - o avete voglia di passare le ferie estive in repartino? no grazie, vero?
- sfogate l'energia in eccesso con lo sport;
- ancora più che nel caso di depressione, affidatevi alle opinioni di chi vi circonda: partner, familiari - noi stiamo davvero bene in mania o ipomania, e rifiutiamo di sentirci dire "stai male", ma davvero c'è qualcosa che non va.
Nel frattempo, cerco di ricordarmi che tutto passa. Passeranno le difficoltà, passerà questo clima inglese, passeranno i giorni e il mio umore rivedrà la luce.
mercoledì 1 maggio 2013
lunedì 15 aprile 2013
Come sarebbe bello
Se la vita fosse giusta.
Non un libro, non un film: mi basterebbe che la vita fosse un po' più equa...diciamo meritocratica?
Tot impegno, tot ricompense. Tot bontà, tot premio. Facile, pulito.
Qualcuno inventi una bilancia della dea Maat da usare ora, subito. Ce n'è urgente bisogno.
Finalmente ho visto il film "Il lato positivo". A parte la maleducazione dello spettatore che si è inalberato per tre-commenti-tre scambiati a voce bassissima tra me e mio marito (ne compiango la moglie, ma ognuno ha il marito che si merita...forse?), film carino.
Ma chi conosce il DB esce con l'amaro in bocca. Tutto così semplice? Sì, ciao, solo nei film.
Il resto è vita, reale, sofferenza, anni passati sul lettino, anni a litigare con gli psichiatri, anni passati a ricordarsi le pillole ogni sera (o due, o tre volte al giorno), anni passati con sbalzi d'umore di cui un normale non può neppure immaginare la portata, anni di sconforto, di risvegli depressi, di idee maniacali, di normalità che sembra grigia, di pianti, di dolore, di segreti, di nascondersi e far finta di non esistere, anni buttati per l'etichettamento, anni di vergogna, anni di disastri economici, anni di sesso facile in cui ci riduciamo a meri oggetti....
Avete capito, senz'altro perché conoscete.
Certo, sarebbe bello. Sarebbe bello se tutto funzionasse un po' meglio, se davvero ci fosse una ricompensa (una bella martingala vinta) ad aspettarci fuori dalla porta.
Il nostro solo premio saremo noi stessi, e giorni un po' meno amari. Un lieve battito di serenità.
domenica 7 aprile 2013
Quanto etichettiamo noi stessi?
Se anche la società non ci etichettasse e non ci condannasse (cosa che, indubbiamente fa), quanto noi etichettiamo noi stessi?
Quanto noi ci limitiamo e non affrontiamo la vita perché siamo "malati"?
Per di più, malati mentali, pazzi, depressi, ansiosi, e via cantando?
Un conto è essere consci dei propri limiti e delle proprie forze: questo va fatto. Ricostruirsi, consci che nulla sarà e potrà mai essere come prima: la diagnosi è uno spartiacque fondamentale nelle nostre vite. Tutto cambia.
Altro, tutt'altro, è annullare se stessi, le proprie capacità e la propria bellezza e costruirsi una gabbia di malattia. Una gabbia dalla quale uscire sarà difficile. Perché, come il diavoletto della favola, noi avremo sempre questo brutto grillo parlante che ci dice: tu? proprio tu? ma andiamo....
E se non lo sentiamo chiaramente, può essere anche peggio. Può essere nascosto dentro di noi, talmente ben nascosto da risultare invisibile. Come dice un'antica fiaba, il posto migliore per nascondere qualcosa non è sulla cima di una montagna o nel fondo del mare (lì l'uomo, esploratore, potrebbe arrivare); il posto migliore è dentro di noi, l'ultimo posto dove ogni uomo va a guardare.
Non potremo cambiare il mondo, la concezione che il mondo ha di chi soffre di una malattia mentale, se prima non la cambiamo noi, dentro di noi.
Il che non significa diventare sbruffoni o inconsapevoli, temerari ed arditi.
Significa sapere di avere una malattia, che spesso ci rende le giornate buie o troppo luminose, con la quale dobbiamo convivere. Senza sentirsi pazzi, falliti o destinati all'infelicità per questo.
Quanto noi ci limitiamo e non affrontiamo la vita perché siamo "malati"?
Per di più, malati mentali, pazzi, depressi, ansiosi, e via cantando?
Un conto è essere consci dei propri limiti e delle proprie forze: questo va fatto. Ricostruirsi, consci che nulla sarà e potrà mai essere come prima: la diagnosi è uno spartiacque fondamentale nelle nostre vite. Tutto cambia.
Altro, tutt'altro, è annullare se stessi, le proprie capacità e la propria bellezza e costruirsi una gabbia di malattia. Una gabbia dalla quale uscire sarà difficile. Perché, come il diavoletto della favola, noi avremo sempre questo brutto grillo parlante che ci dice: tu? proprio tu? ma andiamo....
E se non lo sentiamo chiaramente, può essere anche peggio. Può essere nascosto dentro di noi, talmente ben nascosto da risultare invisibile. Come dice un'antica fiaba, il posto migliore per nascondere qualcosa non è sulla cima di una montagna o nel fondo del mare (lì l'uomo, esploratore, potrebbe arrivare); il posto migliore è dentro di noi, l'ultimo posto dove ogni uomo va a guardare.
Non potremo cambiare il mondo, la concezione che il mondo ha di chi soffre di una malattia mentale, se prima non la cambiamo noi, dentro di noi.
Il che non significa diventare sbruffoni o inconsapevoli, temerari ed arditi.
Significa sapere di avere una malattia, che spesso ci rende le giornate buie o troppo luminose, con la quale dobbiamo convivere. Senza sentirsi pazzi, falliti o destinati all'infelicità per questo.
lunedì 1 aprile 2013
Conosco bipolari....
Che non vogliono curarsi perché si sentono tanto "belli" caratterialmente, con i loro up and down, wow quante emozioni, altro che il grigiore dei farmaci.
Che vorrebbero curarsi ma non osano prendere farmaci perché leggono i bugiardini e si spaventano di tutte le altre malattie che i farmaci potrebbero far venire.
Che si curano, poretti, e per anni non trovano la molecola giusta per loro e stanno male comunque, un ricaduta dietro l'altra, mesi, anni di sofferenza.
Che si curano a singhiozzo e poi ricadono nei vizietti, marijuana, cocaina, alcool, passano le notti nei bar, fino al prossimo tso, rovinando la vita a loro stessi e alle loro famiglie, e via discorrendo.
Che si curano, vanno dallo psicoterapeuta, continuano anche se la vita spesso è una merda (oh là. diciamocelo chiaramente), le cose non vanno come dovrebbero, le persone non si comportano correttamente, ma intanto sono più o meno stabili, in possesso delle loro facoltà e non fanno scontare la loro vita ad altri.
Ogni tanto mi dico: sei stata fortunata. Poi mi riprendo. Non sei stata solo fortunata. Ti sei anche fatta un mazzo quadrato. Per anni. Nove anni e mezzo di psicoterapia. Cure continue. Continua ricerca, senza fermarsi mai, senza accettare di essere solo "una malata", con tutto ciò che ne consegue.
Il mondo continua a girare, che noi ci curiamo o no.
Le persone hanno perso la dotazione minima di valori e di etica, che noi ci curiamo o no.
La vita è difficile, in Italia terribile, siamo sulla soglia della povertà, in tanti, che noi ci curiamo o no.
Ma chi ci ha promesso che sarebbe stata facile? A chi abbiamo concesso questa illimitata fiducia, nella felicità, nel benessere, nel successo, nella correttezza dei rapporti umani?
Ognuno fa quello che può. E se ogni tanto è miseramente poco, che fare?
Che vorrebbero curarsi ma non osano prendere farmaci perché leggono i bugiardini e si spaventano di tutte le altre malattie che i farmaci potrebbero far venire.
Che si curano, poretti, e per anni non trovano la molecola giusta per loro e stanno male comunque, un ricaduta dietro l'altra, mesi, anni di sofferenza.
Che si curano a singhiozzo e poi ricadono nei vizietti, marijuana, cocaina, alcool, passano le notti nei bar, fino al prossimo tso, rovinando la vita a loro stessi e alle loro famiglie, e via discorrendo.
Che si curano, vanno dallo psicoterapeuta, continuano anche se la vita spesso è una merda (oh là. diciamocelo chiaramente), le cose non vanno come dovrebbero, le persone non si comportano correttamente, ma intanto sono più o meno stabili, in possesso delle loro facoltà e non fanno scontare la loro vita ad altri.
Ogni tanto mi dico: sei stata fortunata. Poi mi riprendo. Non sei stata solo fortunata. Ti sei anche fatta un mazzo quadrato. Per anni. Nove anni e mezzo di psicoterapia. Cure continue. Continua ricerca, senza fermarsi mai, senza accettare di essere solo "una malata", con tutto ciò che ne consegue.
Il mondo continua a girare, che noi ci curiamo o no.
Le persone hanno perso la dotazione minima di valori e di etica, che noi ci curiamo o no.
La vita è difficile, in Italia terribile, siamo sulla soglia della povertà, in tanti, che noi ci curiamo o no.
Ma chi ci ha promesso che sarebbe stata facile? A chi abbiamo concesso questa illimitata fiducia, nella felicità, nel benessere, nel successo, nella correttezza dei rapporti umani?
Ognuno fa quello che può. E se ogni tanto è miseramente poco, che fare?
martedì 26 marzo 2013
Scoramento...magma...brodo primordiale
L'ultimo post scritto riguardava la legge dell'ottava...penso di essere in una fase SI da allora...scoramento, confusione, magma indistinto...non so cosa voglio davvero fare e quale direzione prendere.
E allora sto ferma.
Ho attraversato varie fasi di questo tipo durante la psicoanalisi. Sono fasi strane: non ho un vortice di pensieri, non ho pensieri. Non parlo. So che il mio inconscio sta lavorando dentro di me ma per ora non riesco a sentire cosa vuole.
Colpa del DB? Non credo. Credo che capiti a tutti.
Credo sia colpa dell'ascendente Gemelli: troppi interessi, troppi. E abbastanza energie per seguirne, se non tutti, davvero molti. Il DB ha giocato per anni di sponda: troppe energie per troppi mesi. Superwoman. Oggi solo woman, cribbio, che fatica.
Mio fratello, durante una di queste fasi, mi disse: oggi ci sono troppe sollecitazioni. Tu rischi di diventare un Jack of all trades but master of nothing.
Mio fratello parla poco ma quando parla colpisce a segno con poche parole. Tranchant. In grado di sotterrare. (Mio fratello è uno che, durante una orribile fase di depressione con ipersonnia, per farmi alzare dal letto metteva la canzone "Don Chisciotte" a tutto volume, dove Francesco Guccini dice "Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora". Ed io, distrutta, a fatica, depressa oltre ogni ore dire, mi alzavo, perché mai e poi mai avrei accettato di essere cinica o codarda. Terapia d'urto, ma funzionava).
Io Jack of all trades? Nononono, per carità. But master of what? Questo non mi è per nulla chiaro.
In questa fase di stop, vivo la normale quotidianità, il minimo indispensabile. Non progetto, non scrivo, non creo. Non ho la forza di vedere troppa gente, perché mi verrebbe richiesta una grande attenzione (che normalmente dispenso a piene...orecchie ed empatia), e io non voglio, in questi giorni, stare attenta agli altri. Vorrei che gli altri fossero, per una volta, attenti a me. Ma la gente si abitua....
Quindi sto parecchio da sola. Leggo molto. Faccio yoga e cerco di meditare.
Aspetto, consapevole che la risposta può venire da me e solo da me (e sperando che, diversamente dal Quelo di Guzzanti, non sia quella sbagliata).
Buona primavera a tutti....
E allora sto ferma.
Ho attraversato varie fasi di questo tipo durante la psicoanalisi. Sono fasi strane: non ho un vortice di pensieri, non ho pensieri. Non parlo. So che il mio inconscio sta lavorando dentro di me ma per ora non riesco a sentire cosa vuole.
Colpa del DB? Non credo. Credo che capiti a tutti.
Credo sia colpa dell'ascendente Gemelli: troppi interessi, troppi. E abbastanza energie per seguirne, se non tutti, davvero molti. Il DB ha giocato per anni di sponda: troppe energie per troppi mesi. Superwoman. Oggi solo woman, cribbio, che fatica.
Mio fratello, durante una di queste fasi, mi disse: oggi ci sono troppe sollecitazioni. Tu rischi di diventare un Jack of all trades but master of nothing.
Mio fratello parla poco ma quando parla colpisce a segno con poche parole. Tranchant. In grado di sotterrare. (Mio fratello è uno che, durante una orribile fase di depressione con ipersonnia, per farmi alzare dal letto metteva la canzone "Don Chisciotte" a tutto volume, dove Francesco Guccini dice "Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora". Ed io, distrutta, a fatica, depressa oltre ogni ore dire, mi alzavo, perché mai e poi mai avrei accettato di essere cinica o codarda. Terapia d'urto, ma funzionava).
Io Jack of all trades? Nononono, per carità. But master of what? Questo non mi è per nulla chiaro.
In questa fase di stop, vivo la normale quotidianità, il minimo indispensabile. Non progetto, non scrivo, non creo. Non ho la forza di vedere troppa gente, perché mi verrebbe richiesta una grande attenzione (che normalmente dispenso a piene...orecchie ed empatia), e io non voglio, in questi giorni, stare attenta agli altri. Vorrei che gli altri fossero, per una volta, attenti a me. Ma la gente si abitua....
Quindi sto parecchio da sola. Leggo molto. Faccio yoga e cerco di meditare.
Aspetto, consapevole che la risposta può venire da me e solo da me (e sperando che, diversamente dal Quelo di Guzzanti, non sia quella sbagliata).
Buona primavera a tutti....
martedì 12 marzo 2013
Legge dell'ottava: come si applica allo scoramento
Oggi stavo navigando in internet per saperne un po' di più della "Legge dell'ottava" (detta anche legge del sette), una legge cosmica che spiega come mai il numero 7 compaia in così tanti elementi della vita, e spiega come le cose, gli atti, gli avvenimenti, procedano secondo vibrazioni non uniformi, ma che, al loro interno, hanno due cadute di tensione.
Questo detto estremamente in breve e in modo talmente semplicistico... va beh, me ne vergognerò un'altra volta.
In un blog (http://ginevrapressenda.blogspot.com) ho trovato questa spiegazione dello scoramento, secondo la quale ogni azione, ogni progetto funziona in questo modo:
DO: progetto iniziale, atto di volontà, direzione del pensiero;
RE: si passa all'azione sull'onda dell'entusiasmo;
MI: ci si rende conto delle difficoltà incontrate sul cammino che non si erano considerate;
FA: ci si sforza di superare la crisi con il pensiero razionale;
SOL: si riprende l'azione con un ulteriore sforzo e con concentrazione maggiore;
SI: si entra in crisi, scoramento, non si riesce a capire cos'altro possiamo fare per raggiungere obiettivi che ci appaiono ancora lontani;
DO: si riparte con una nuova spinta motivazionale, oppure si punta a un nuovo obiettivo.
Mi è venuto spontaneo pensare a come applicarla alla guarigione/stabilizzazione del DB.
La cosa potrebbe essere:
DO: dopo la prima crisi, il ricovero, etc, progettiamo di curarci, prendere i farmaci e seguire le cure;
RE: iniziamo la cura con entusiasmo e voglia di star bene;
MI: iniziamo ad ingrassare e ad avere effetti collaterali, ci sentiamo grigi, spenti, abbiamo voglia di rivivere il nostro enorme mondo emotivo o di smettere i farmaci;
FA: smettiamo i farmaci o continuiamo a curarci per il bene nostro e di qualcun altro ma non sappiamo bene il perchè;
SOL: continuiamo a curarci ma non ci sentiamo ancora bene, ci sentiamo spenti; se abbiamo smesso i farmaci ci sforziamo in ogni modo di star bene e non capiamo perché nonostante tutti i nostri sforzi non abbiamo successo;
SI: altra crisi: perché è successo a noi? perché dobbiamo curarci?
DO: ripartiamo con le cure, magari provando altri farmaci o iniziando una psicoterapia.
Accade, vero?
Il guaio è che questi punti, queste cadute tra MI e FA e SI e DO, come tutte le altre fasi, non durano pochi minuti; possono durare giorni, mesi....e per noi sono mesi di dolore intenso. Per noi più che per altri.
Quindi non è facile. A cosa serve conoscere questa legge? Forse a sapere che la vita, la direzione da A a B, non è una linea retta, dove tutto andrà sempre bene, in modo lineare, ma una linea ondulata, con cadute di tono. Inevitabili sofferenze, inevitabili crisi.
Sapendolo, riusciremo a gestire meglio? A non sentirci perseguitati dalla vita e dal destino?
Ad aspettare che le cose si chiariscano e, nel frattempo, a non perdere di vista l'obiettivo della nostra salute e del nostro benessere? Me lo auguro.
Questo detto estremamente in breve e in modo talmente semplicistico... va beh, me ne vergognerò un'altra volta.
In un blog (http://ginevrapressenda.blogspot.com) ho trovato questa spiegazione dello scoramento, secondo la quale ogni azione, ogni progetto funziona in questo modo:
DO: progetto iniziale, atto di volontà, direzione del pensiero;
RE: si passa all'azione sull'onda dell'entusiasmo;
MI: ci si rende conto delle difficoltà incontrate sul cammino che non si erano considerate;
FA: ci si sforza di superare la crisi con il pensiero razionale;
SOL: si riprende l'azione con un ulteriore sforzo e con concentrazione maggiore;
SI: si entra in crisi, scoramento, non si riesce a capire cos'altro possiamo fare per raggiungere obiettivi che ci appaiono ancora lontani;
DO: si riparte con una nuova spinta motivazionale, oppure si punta a un nuovo obiettivo.
Mi è venuto spontaneo pensare a come applicarla alla guarigione/stabilizzazione del DB.
La cosa potrebbe essere:
DO: dopo la prima crisi, il ricovero, etc, progettiamo di curarci, prendere i farmaci e seguire le cure;
RE: iniziamo la cura con entusiasmo e voglia di star bene;
MI: iniziamo ad ingrassare e ad avere effetti collaterali, ci sentiamo grigi, spenti, abbiamo voglia di rivivere il nostro enorme mondo emotivo o di smettere i farmaci;
FA: smettiamo i farmaci o continuiamo a curarci per il bene nostro e di qualcun altro ma non sappiamo bene il perchè;
SOL: continuiamo a curarci ma non ci sentiamo ancora bene, ci sentiamo spenti; se abbiamo smesso i farmaci ci sforziamo in ogni modo di star bene e non capiamo perché nonostante tutti i nostri sforzi non abbiamo successo;
SI: altra crisi: perché è successo a noi? perché dobbiamo curarci?
DO: ripartiamo con le cure, magari provando altri farmaci o iniziando una psicoterapia.
Accade, vero?
Il guaio è che questi punti, queste cadute tra MI e FA e SI e DO, come tutte le altre fasi, non durano pochi minuti; possono durare giorni, mesi....e per noi sono mesi di dolore intenso. Per noi più che per altri.
Quindi non è facile. A cosa serve conoscere questa legge? Forse a sapere che la vita, la direzione da A a B, non è una linea retta, dove tutto andrà sempre bene, in modo lineare, ma una linea ondulata, con cadute di tono. Inevitabili sofferenze, inevitabili crisi.
Sapendolo, riusciremo a gestire meglio? A non sentirci perseguitati dalla vita e dal destino?
Ad aspettare che le cose si chiariscano e, nel frattempo, a non perdere di vista l'obiettivo della nostra salute e del nostro benessere? Me lo auguro.
domenica 3 marzo 2013
Film: Il lato positivo
Sta per uscire in Italia il film "Il lato positivo", ennesima traduzione farlocca in italiano di "Silver lining playbook".
Il libro, lo trovate sotto etichetta "libri", era "Il lato argenteo delle nuvole". Candidato a svariati premi Oscar, ha visto vincere la protagonista, Jennifer Gardner, come miglior attrice protagonista.
Nel libro il protagonista soffre di una malattia mentale non meglio specificata, nel film questa malattia è diventata...indovinato, il Disturbo Bipolare!
Seguendo la trama del libro e del film, il nostro si è fatto 4 anni e mezzo di ricovero in una clinica...ora, che un D.B. dia adito a 4 anni e mezzo di ricovero mi sembra quanto meno improbabile. Probabilmente la scelta è stata dettata da un mix di fattori: il D.B. è molto noto in America, se ne parla molto, c'è un'alta percentuale di malati, e soprattutto, andiamo, è molto coreografico!
Quale altra malattia mentale non rende totalmente fuori da questa realtà ma dà un mix di caratteristiche che al cinema rendono molto bene?? ;-)
Interessante il trailer: "un tipo così non l'avete mai visto"... beh, non solo ho visto di peggio, ho pensato, ma tutto è relativo...se sei uno psichiatra e lavori in un repartino tipi così ne avrai visti davvero molti!
Ovviamente andrò a vederlo, sperando che sia un bel modo di portare luce e informazione sulla malattia.
L'obiettivo è sempre quello: arrivare a demitizzare la malattia mentale. E' una malattia, non una vergogna, questo dovremmo ricordarci sempre, tentare di insegnarlo, tentare di far capire che anche se in passato abbiamo avuto una crisi psicotica, questo non significa che siamo totalmente folli.
Ne siamo ancora ben lontani, vero? L'etichettamento, la paura, i pregiudizi giocano ancora con armi fortissime.
Intanto, strada facendo, cerchiamo di fare del nostro meglio....
Il libro, lo trovate sotto etichetta "libri", era "Il lato argenteo delle nuvole". Candidato a svariati premi Oscar, ha visto vincere la protagonista, Jennifer Gardner, come miglior attrice protagonista.
Nel libro il protagonista soffre di una malattia mentale non meglio specificata, nel film questa malattia è diventata...indovinato, il Disturbo Bipolare!
Seguendo la trama del libro e del film, il nostro si è fatto 4 anni e mezzo di ricovero in una clinica...ora, che un D.B. dia adito a 4 anni e mezzo di ricovero mi sembra quanto meno improbabile. Probabilmente la scelta è stata dettata da un mix di fattori: il D.B. è molto noto in America, se ne parla molto, c'è un'alta percentuale di malati, e soprattutto, andiamo, è molto coreografico!
Quale altra malattia mentale non rende totalmente fuori da questa realtà ma dà un mix di caratteristiche che al cinema rendono molto bene?? ;-)
Interessante il trailer: "un tipo così non l'avete mai visto"... beh, non solo ho visto di peggio, ho pensato, ma tutto è relativo...se sei uno psichiatra e lavori in un repartino tipi così ne avrai visti davvero molti!
Ovviamente andrò a vederlo, sperando che sia un bel modo di portare luce e informazione sulla malattia.
L'obiettivo è sempre quello: arrivare a demitizzare la malattia mentale. E' una malattia, non una vergogna, questo dovremmo ricordarci sempre, tentare di insegnarlo, tentare di far capire che anche se in passato abbiamo avuto una crisi psicotica, questo non significa che siamo totalmente folli.
Ne siamo ancora ben lontani, vero? L'etichettamento, la paura, i pregiudizi giocano ancora con armi fortissime.
Intanto, strada facendo, cerchiamo di fare del nostro meglio....
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