lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale...

A chi sta bene, e a chi sta male.

Sono soprattutto questi ultimi che ho nel cuore e nei pensieri in questi giorni.

Per me quest'anno è stato abbastanza duro, ma da compensata. E quindi, avendo attraversato momenti durissimi, anni horribili come tutti coloro che soffrono di DB, mi ritrovo a ringraziare che sia andata così, anche se spero in un 2013 migliore.

Ce la meritiamo un po' di levità, un po' di serenità? Penso di sì.
Se il karma non è una barzelletta e la vita è simile a un cosmico conto corrente, noi abbiamo già  sofferto talmente tanto che se non soffrissimo più per il resto delle nostre vite andremmo forse in pareggio.

Ora, messaggio speciale per chi sta male: TENETE DURO, VE NE PREGO.

NON MOLLATE.

Depressione, disperazione, pensieri suicidari...quando invadono le nostre menti sono atroci, dolorosi, subdoli e molto pericolosi.

Passerà anche questo Natale, ne arriveranno altri migliori. Credeteci, è vero.

Io ho perso interi Natali della mia vita, anni dei quali non ricordo nulla se non che non me ne importava nulla e stavo male, malissimo.

Poi si trova la cura, le strategie, il coraggio di affrontare un lungo cammino di soluzione.

Non mollate.

Buon Natale, a tutti.

lunedì 17 dicembre 2012

Ce l'abbiamo fatta?

Che dicembre.....

chi è solo sta male perché è solo
chi non è solo ha problemi in famiglia
chi non ha problemi in famiglia ha problemi sul lavoro
chi non ha problemi sul lavoro ha problemi nelle relazioni

una fatica assurda, un superlavoro per gli psichiatri....e soprattutto un surplus di sofferenza per noi.

Ora, anche questo Natale passerà, come fanno tutti i Natali, con il loro cumulo di gioie, dolori, stanchezza, stress, fatiche, depressione, disforia, e via discorrendo.

Cerchiamo di sopravvivere, in questo mese è già tanto.

Cerchiamo di far tesoro delle esperienze, quelle degli anni passati e quelle che stiamo accumulando.

Impariamo. Non è facile. Io non sono una grande amante dell'apprendimento dovuto all'esperienza, rischia di farci gridare al lupo al lupo anche quando il lupo non c'è, ma talvolta è necessario.

La realtà lo richiede, la nostra vita ce  lo richiede.

Questo per non essere folli secondo la definizione di Einstein: la follia è fare la stessa azione aspettandosi ogni volta un risultato diverso.

Vogliamo essere folli? O vogliamo essere persone attrezzate per la vita, che sanno rimanere nella realtà, per quanto dolorosa possa essere, e comportarsi di conseguenza??

E' un periodo di dolorose riflessioni, di cui vi parlerò in un altro post. Sto latitando per problemi di connessione e di tempo, ma sono sicura che ce la faremo.


sabato 1 dicembre 2012

Sono nervosetta...

E sto cercando di dirmi che sono solo nervosetta, che può capitare a tutti una giornata, una settimana di malumore.

O meglio: senz'altro capita a tutti, ma per chi soffre di DB ogni cosa fa sintomo...

Subito dopo le crisi, la cosa diventa preoccupante: Oddio, ti stai scompensando, sei disforica, chiamiamo la psichiatra, aumentiamo i farmaci!

La cosa mi faceva imbestialire, perché se una volta può essere vero, le restanti 9 è solo un po' di nervoso, cosa che tutti sperimentano: il barista maleducato, la lite con il capo, il gatto che si è fatto un buco nel fianco, la tensione per il futuro... la vita, con i suoi problemi e i suoi up and down: periodo buono, periodo non buono.

Il vivere senza gridare subito al sintomo del DB è liberatorio.

Una parte di me resta sempre all'erta, la scorta di farmaci è sempre alta, ma dopo quasi 8 anni di eutimia posso permettermi di sperimentare emozioni depressive, di dolore, di ansia, di nervosismo, senza correre dalla psichiatra.

Non ho altri sintomi di scompenso.

Sono solo un po' nervosa. Il mondo non è mai come nei libri leggiamo che debba essere o sarà.
Il mondo è fatto di persone normali, fatte di luci e ombre, ognuna con la propria giornata sì e la propria giornata no.

E in questo immenso minestrone cosmico, noi dobbiamo vivere. Non sempre è facile.

Quindi, per ora nessun aumento di farmaci, ma mi chiedo: perché dicembre ci coglie sempre nervosi?

martedì 20 novembre 2012

Come affrontare il Natale senza star male

Sapete che Natale è uno dei periodi stressanti di tutto l'anno per chi soffre di una malattia mentale?
La corsa ai regali, i preparativi, le cene, le giornate talmente piene da diventare logoranti... questo è già un grande stress per chi ha comunque una situazione serena...
Per chi invece ha subito qualche dolore recente (separazione, lutti), Natale con il suo carico di ricordi e di cose-da-fare-preferibilmente-in-coppia diventa una sorta di incubo.

Nella settimana natalizia, i suicidi raggiungono un picco.
Proprio a Natale, si decide che non si riesce più a vivere.

Possiamo affrontarlo senza star male??

Possiamo provarci, questo sì. Vediamo come.


  1. Regali: se potete, non fatene. Potete dire che volete concentrarvi sullo spirito, o che in periodi di spending review e di saldo imu, non avete proprio i soldi per provvedere. L'alternativa è il regalo simbolico, uguale per tutti o quasi: marmellate, miele, quello che volete voi. Preferibilmente cose da comprare parecchie settimane prima e senza girare tutta la città. Internet in questo è utilissimo, se vi organizzate per tempo. Fate tutto con un clic.
  2. Feste e cene varie: rifiutatevi decisamente di organizzarle voi. A casa vostra non si terrà nessuna festa. Voi dovete pensare alla vostra salute mentale, non a tovaglie-segnaposti-antipasti-primo-secondo-contorni-dolce-frutta secca. Qualcuno mi spieghi perché i segnaposti, oggetti assolutamente abiurati per 364 giorni, diventino fondamentali a Natale. Mistero. Se potete, andate da un parente, offrendovi di portare qualcosa che potete ordinare e comprare (ravioli per il primo, o un dolce). In alternativa, Natale si può passare benissimo mangiando cibo cinese take away o una pizza. Provate... sarà tutto più buono se mangiato senza stress. Le festività migliori che ricordi le ho passate mangiando fish & chips sulla spiaggia, credo con le mani. Livello di stress negativo: zero.
  3. Feste e ricordi: se potete, andate lontano dai luoghi dove stavate con l'amato/a. Se non potete, fate gli alternativi: dove è scritto che Natale debba essere pranzi e cene? Potete passarlo passeggiando, nuotando, dedicandovi alla lettura di libri, facendo un corso di yoga. Cercate di mettere voi stessi al centro della vostra vita e di fare quello che avreste sempre voluto fare e non avete mai osato fare.
  4. Capitolo a parte se avete figli: ovviamente è più difficile, se non impossibile, negare il Natale ad un bambino. Anche qui, organizzatevi per tempo. Evitate le code e le folle dell'ultimo minuto. Siate per le spese intelligenti: fatele in pausa pranzo già adesso, o in un pomeriggio feriale. L'albero può essere fatto anche alla fine di novembre, come fanno alcuni grandi magazzini. Ma i bambini sono molto più adattabili di quanto pensiamo, ed amano le avventure. Qualsiasi banalità condita con un po' di fantasia diventa una fantastica avventura da vivere. Tenetene conto,
  5. Osate essere antipatici e indisponenti. Osate rifiutare e dire di no. Osate essere super buoni se vi sentite, lasciando da parte la paura. Osate essere voi stessi e mettere, ripetita iuvant, voi stessi e i vostri desideri al primo posto. Questa è una cura infallibile.
  6. Se vi venissero, Dio non voglia, pensieri di suicidio, raggiungete il pronto soccorso più vicino e chiedete di parlare con lo psichiatra di turno. Mai rimanere soli a rimuginare. Mai provarci. E' un periodo, magari lungo, doloroso, terribile, ma passerà. Tenete duro, stringete i denti. Fatemi un grosso favore: non provateci.

Da parte mia, mi sono stressata questo mese per un surplus di impegni, ma ora si sono conclusi. (Non si finisce mai di imparare. L'anno prossimo sarà ancora meglio: eviterò ancora più impegni). Intendo fare esattamente come vi ho detto. Quest'anno piccoli pensieri, e sono già tutti pronti. Grossa scorta di libri, passeggiate, se possibile una giornata alla terme. Pizza take away, cibo cinese, surgelati fantastici. Lavoro 0, riposo, relax molto. Me lo merito.

sabato 10 novembre 2012

Stare nella realtà

Non è questo quello che cerchiamo di fare?
Cercare di stare nella realtà, di vivere affrontando il reale per quello che è e per quanto ci capita.
Io ho imparato a farlo solo con la psicoanalisi, prima ne ero incapace.
Non tanto per il DB (che comunque non aiuta), quanto perché la realtà di oggi proprio non mi piaceva...per qualcuno cresciuto a pane e idealismo, con condimento di valori e dessert di dover essere, la realtà degli ultimi vent'anni è qualcosa di alienante....sembra di essere finiti in un mondo impazzito.

La mia ricetta era chiudermi in casa ("mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo", cantava qualcuno...), immaginare e creare un mondo che fosse solo mio, un mondo di bellezza, di poesia, di valori, di coraggio, di amore, vivere di libri e di musica, e di tanta solitudine.

Poi, faticosamente, con grande sofferenza (la volta che il mio psicoanalista mi disse "la realtà vince sempre" piansi due settimane, giorno e notte, non riuscivo a fermare le lacrime), ho imparato.

Il reale è quello che è, non quello che ci piace.
Le persone sono quello che sono, non quello che noi vorremmo che fossero o che immaginiamo possano essere.
Quello che arriva, arriva.

Spesso siamo delusi dalle persone e dalla vita: amici che rivelano lati sgradevoli, progetti che non vanno in porto, sogni che si infrangono.

Spesso deludiamo noi gli altri e noi stessi: rivelando nostri lati sgradevoli o non comportandoci comme il faut.

Capita, è capitato, capiterà ancora.

Per quanto mi riguarda, ho capito due cose. 
La prima, è che dopo aver speso 20 anni della vita e innumerevoli tecniche per cercare, osare, provare ad essere me stessa, e dopo essere riuscita a vedermi ed accettarmi per quanto sono, non intendo tornare indietro nascondendo chi sono o cosa provo. 
Ritornare a nascondermi è un rischio e una eventualità che non voglio correre.
Se qualcuno è disturbato dal mio essere, dai miei forti sentimenti, dalle mie forti emozioni (in fondo è il mestiere di chi soffre di Db provare emozioni e sentimenti ENORMEMENTE INTENSI, quindi non faccio altro che fare il nostro lavoro), è liberissimo di scansarmi e di andarsene.
Come faccio io con altri.
Cerco di avere sempre presente il rispetto altrui e di me stessa: non sono favorevole all'espressione-immediata-delle-emozioni-nell'istante-in-cui-le-provi: è un comportamento che ritengo davvero infantile e dannoso. Siamo grandi, dovremmo riuscire a gestire le nostre emozioni e a FARE qualcosa con esse, senza aggredire gli altri, ma aspettando una moderazione che il tempo senz'altro darà, insieme a riflessioni completamente diverse da quelle dei primi minuti.

La seconda, e mi sembra abbastanza importante, è una linea di condotta che ho mutuato dagli americani: if live gives you lemons, make lemonade.
Se la vita ti dà limoni, fai la limonata.
Niente della mia vita è andato come speravo o avrei voluto a 15, 20 anni.
Tutto è stato inaspettato e completamente diverso.
Anche il Db non rientrava nei miei programmi...non è che facendo la lista dei desideri uno scriva: voglio trovare il grande amore + sposarmi + avere un figlio + avere un lavoro fichissimo e che mi faccia sentire realizzata + ammalarmi di una malattia mentale... ;-)
Come spesso dico, esistono posti migliori dei repartini psichiatrici dove passare le vacanze.
Però, cribbio, in questa vita che è stata totalmente una sorpresa, ho l'assoluta consapevolezza di AVERE SEMPRE FATTO DEL MIO MEGLIO. Questo lo so. 

E la cosa di cui sono più fiera in assoluto (forse la sola) è l'aver affrontato me stessa e la malattia con grande coraggio e grande determinazione a stare bene, a mettere in gioco e ribaltare me stessa, senza mollare mai.

domenica 21 ottobre 2012

Parlando ancora di psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, medico generico

Ho già scritto sull'argomento, asserendo che lo psichiatra non è il medico dei matti, e sarebbe giusto iniziassimo tutti a non considerarlo più tale.

Purtroppo sembra di gettare una goccia nell'oceano: scompare, nel dilagare di pregiudizi e di ignoranza che ci circondano.

Si confonde lo psichiatra con lo psicoterapeuta o con il neurologo, e si preferisce evitare questi professionisti per andare dal medico generico.

Ora, io capisco e conosco la scelta tra il prendere psicofarmaci e non prenderli. La capisco e la conosco perché l'ho praticata. 
Li ho rifiutati per anni, poi li ho presi (andando dallo psichiatra), poi li ho sospesi senza dirle nulla perché mi sentivo intossicata e volevo purificarmi, mi sono scompensata, sono stata ricoverata, ho riniziato finalmente a riprenderli (sempre sotto controllo dello psichiatra) e ora sono sette anni e mezzo che sono felicemente stabile (o, per usare il gergo psichiatrico, ottimamente compensata).

La conosco, dicevo, la capisco. Ma se comunque l'intenzione è di curare la depressione che vi siete autodiagnosticati con un antidepressivo, perché andare dal medico della mutua (generico) e rifiutare lo psichiatra?

Amici miei, se vi rompeste una gamba andreste dall'ortopedico, vero?

Ora, questo non vuole dire che non esistano medici della mutua bravi, che  conoscono bene i farmaci psichiatrici.
La differenza, però, è che lo psichiatra ha studiato per altri anni, a fondo, le malattie della mente e può fare una scelta basata su una diagnosi. Diagnosi che può spaventare, d'accordo, ma è il primo passo per guarire: sapere cosa avete.

Parlando di DB, la diagnosi differenziale (ovvero basate sui sintomi diversi) con il disturbo di personalità borderline è molto complessa. Talvolta è difficile anche la diagnosi tra DB e depressione maggiore, o tra DB e un altro disturbo di personalità.
E non è solo la diagnosi ad essere diversa, ma la terapia. Farmaci adatti ad un caso non sono adatti, anzi, potrebbero essere assolutamente controindicati nell'altro. 

Eppure, eppure. Meglio andare da un neurologo? Il neurologo è colui che si occupa delle patologie del cervello basate su un danno d'organo, ovvero fisiologico: ictus, aneurismi, morbo di parkinson, e quant'altro.

Psicologo e psicoterapeuta: che differenza c'è? Lo psicologo è un laureato in psicologia, stop.
Lo psicoterapeuta è un laureato in psicologia (o in medicina), che, oltre a queste lauree, ha seguito anche un corso di specializzazione, della durata di 4 o 5 anni, in un certo orientamento della psicoterapia.
La psicoterapia è la terapia, appunto, delle patologie mentali (campo farmacologico dello psichiatra), grazie alle parole (quasi sempre: nella bioenergetica e nella corenergetica si usa anche il corpo).
Psicologi e psicoterapeuti possono fare diagnosi ma non possono somministrare farmaci.

Sì, può essere un po' difficile, all'inizio, orientarsi in tutto questo. Dopo anni si diventa quasi degli addetti ai lavori, comunque, e non si fa più confusione.

E si accetta di fare la scelta migliore per la propria vita. Anche se difficile, anche se dura da accettare, anche se è una scelta, qualunque sia (curarsi o non curarsi) che costerà. In ambedue i casi.

lunedì 8 ottobre 2012

Vita bipolare

Il titolo del post è polisemantico: certo, è la vita che è bipolare (basta guardare le stagioni), e in questo, la vita bipolare è più bipolare della vita bipolare. E per nulla facile.

Tutti soffrono di alti e bassi. Tutti hanno giornate in cui si svegliano bene, di buon umore, pieni di energia, e altre in cui vorrebbero solo stare a letto, e si sentono di malumore, o con le energie nel sottoscala.

Tutti hanno questi cicli, questi bioritmi che salgono e scendono.

Ma i "bipolari" non sono li hanno più accentuati, ma anche più intensi.

C'è chi dice che l'intensità delle emozioni di chi soffre di DB rispetto alle persone normali sia 50 a 1.
Come dire: una persona normale ha un grado di sofferenza 10, un bipolare 500.

Io non so dove esista questo bilancino né se questa proporzione sia corretta. So solo, è vero, che le mie sofferenze sono molto più intense (e stancanti) di quelle delle persone normali che conosco.

Un tempo, questo fatto mi faceva sentire più viva. Pensavo di essere la sola normale in un mondo di semimorti.

Poi mi hanno detto che era una malattia, che la normalità era quel mondo più tenue, più pacato, che a me appariva irrimediabilmente grigio, e di cui solo dopo tanto tempo e tanta psicoterapia ho imparato ad apprezzare le tenue e multiformi colorazioni.

Però, cribbio, quando sto male, sto male davvero. Allora rientro in me, non parlo, sembro un animale che sta leccandosi le ferite e vuole solo essere lasciato solo nella sua tana.

Adesso so che tutto questo passerà. So che se mi lascio invadere dalla sofferenza, se la vivo, se con il mio psicoanalista riesco a darle un nome, dopo un po' di tempo sbiadirà, e io farò un altro passo nel cammino.

Grazie al cielo ho sposato un uomo che mi capisce. Che sa che il suo compito non è curarmi le ferite, che sa che questo è il MIO compito, ma sa che può amarmi e starmi vicino, rispettando i miei periodi di dolore e, magari, ingegnandosi per strapparmi una risata.

Questi sono i grandi regali che mio marito quotidianamente mi fa: la sua presenza, il suo amore, e la sua voglia di dare fondo alle sue doti brillanti per darmi qualche minuto di leggerezza.

In questi giorni, ho sentito molta sofferenza dentro di me. Un buco, che più che un pozzo senza fondo sembrava un buco nero, con identica capacità di attrazione della materia e dell'antimateria: attrae tutto, tutto sembra scomparire, lasciandomi solo sofferenza.

Ne sto uscendo, con la consapevolezza che è lì e che dovrò trovare il modo per venirci a patti, e magari cambiarne qualità e colore.

Vita bipolare, vita difficile.